Dal 12 gennaio 2024 il nuovo regolamento per il microcredito

Rischi e criticità del nuovo assetto normativo per il Microcredito

Categoria: Microcredito, News
Pubblicato il: 19 Gen 2024

Il Decreto ministeriale 211/2023 ha recentemente modificato l’impianto normativo che governa il microcredito. Una modifica già anticipata in finanziaria nel 2022, con l’obiettivo di ampliare il perimetro di azione del microcredito imprenditoriale, ma che non lascia spazio a una crescita del settore.

La nuova normativa ha innalzato la durata del finanziamento da 7 a 10 anni per i nuovi finanziamenti, un aspetto molto positivo, che sarebbe stato auspicabile comprendesse anche le imprese finanziate prima del nuovo decreto. Tali imprese, indebolite dalla crisi da covid 19 prima, e dal conseguente contesto socio-economico subito dopo, avendo beneficiato della moratoria prevista dal Decreto “Cura Italia”, si trovano oggi sole con piani di rimborso insostenibili.

L’innalzamento dei massimali previsto fino a 75.000 Euro (100.000 Euro per le srl, anche assistite da garanzie reali) non tiene conto della questione della provvista per gli operatori di microcredito, lasciando il settore in un’impasse e snatura lo stesso scopo del microcredito.
Il principale ostacolo alla crescita del settore non è, infatti, il tetto massimo del finanziamento (il limite di 50.000 Euro precedentemente previsto era già in linea con le indicazioni della Commissione Europea), ma la difficoltà ad accedere alla provvista da parte degli Operatori di Microcredito.
Il DM 211/2013, al contrario, rende più complesso il finanziamento degli Operatori di Microcredito rendendo più stringenti i limiti di indebitamento degli stessi Operatori.

Uno degli aspetti positivi del nuovo quadro normativo è che il microcredito è stato esteso alle imprese già in attività e non solo in fase di avvio e sviluppo. Viene accolta quindi una delle principali istanze di RITMI-Rete Italiana Microfinanza che da tempo sostiene che l’esclusione finanziaria non riguarda solo le imprese neo-costituite ma anche imprese mature in particolari fasi del loro ciclo di vita.

Sempre sul tema del nuovo perimetro di azione del Microcredito, il DM 211/2023 interviene sui requisiti dimensionali di accesso ai finanziamenti, ma lo fa in modo “schizofrenico”. Infatti, da un lato elimina del tutto i requisiti relativi ai valori di bilancio dell’impresa, dall’altro conferma il limite massimo del numero dei dipendenti previsto dal precedente quadro normativo (5 per lavoratori autonomi e imprese individuali, 10 per le società). Paradossalmente, una società che svolge solo attività di commercializzazione con un giro d’affari di 5 ML di Euro e meno di 10 dipendenti può accedere al microcredito, ma non una falegnameria artigiana sotto forma di impresa individuale con 400.000 Euro di fatturato e 6 dipendenti. Sarebbe stato più semplice, come più volte proposto da RITMI-Rete Italiana Microfinanza, adottare la definizione della Commissione Europea per la micro impresa (fino a 10 occupati; fatturato o bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro).


Infine, il nuovo decreto non affronta in nessun modo la riforma necessaria per il microcredito sociale, rivolto a individui e famiglie in difficoltà, perdendo così una preziosa occasione di sostenere il processo di inclusione per milioni di cittadini. In particolare al sud, dove l’inclusione sociale e finanziaria fatica a crescere, lasciando terreno fertile ai fenomeni di sovraindebitamento, usura e criminalità finanziaria.

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